Quello che il tasso di occupazione non dice
Intervista ad Angela Travagli
Assessora a Politiche del Lavoro, Pari opportunità, Attuazione del Programma e Personale del Comune di Ferrara
Quali sono oggi, a Ferrara, i principali ostacoli alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro? Cosa dicono i dati su occupazione, part-time involontario, differenziali retributivi, ruoli di responsabilità?
Uno studio della CISL Emilia-Romagna ha guardato da vicino i dati occupazionali per genere e restituisce un quadro in parte positivo: il tasso di occupazione femminile a Ferrara è cresciuto di quasi sei punti percentuali in due anni, dal 66,1 al 72%, e ha superato la media regionale, anche se il divario con quello maschile resta. Tuttavia, la nostra provincia si sta distinguendo sull'imprenditoria femminile: le start up innovative e digitali sono l'ambito in cui le donne stanno facendo più strada, e i dati della Camera di commercio lo confermano.
Le barriere stanno più nella continuità del rapporto di lavoro che nell'ingresso: ci si perde per strada. Il motivo principale è la cura, dei figli quando si è più giovani e dei genitori anziani più avanti. È quella che si chiama child penalty, ed è già al momento della prima gravidanza che compaiono le dimissioni e soprattutto il passaggio al part time. Poi c'è il rientro, che porta con sé una quota di frustrazione, perché avere figli non è un interruttore che si accende e si spegne: pesa l'organizzazione, pesa la dimensione psicologica.
I modelli organizzativi contano quanto la rete familiare. In Italia, nelle aziende come negli enti locali, questi sono quasi sempre verticali, costruiti su progressioni: uno stop di sei mesi, che per una bambina o un bambino è poco, in un'azienda è tantissimo, vista la velocità dei processi. Sulle retribuzioni il miglioramento non si vede. Lo stop and go e il part time fanno perdere gradini, e si arriva a una piramide rovesciata rispetto ai risultati degli studi: nei percorsi scolastici e universitari le ragazze escono con voti migliori e in tempi più brevi, e nel mercato del lavoro questo non si traduce. Il part time è spesso involontario: avrei bisogno di lavorare tutto il giorno, ma il resto del carico domestico ricade su di me, e a fine mese prendo di meno. Il dato occupazionale, del resto, è solo una percentuale: non dice se il lavoro è a termine o a orario ridotto, e soprattutto non dice se quella donna sta svolgendo l'attività per cui ha studiato e la soddisfa, o piuttosto un lavoro qualsiasi per arrivare a fine mese. Per la statistica risulta occupata. La qualità e la pienezza dell'occupazione restano fuori dalla misurazione. Sulla disparità salariale il dato europeo è intorno al 13%, in Italia siamo al 4% (per quanto riguarda la retribuzione oraria). Anche un 4% però è troppo. Il passaggio decisivo è smettere di trattare le pari opportunità come una questione ideologica, e leggerle per quello che sono: una leva di sviluppo economico.
Quanto incide il lavoro di cura sulla possibilità per le donne di lavorare o di mantenere un'occupazione stabile? Emergono differenze significative tra madri e padri nella gestione dei carichi familiari?
Le differenze esistono ancora, anche se nelle nuove generazioni c'è un cambio di paradigma evidente. I congedi parentali non sono uguali, e la distanza è soprattutto culturale: un padre che potrebbe usufruirne spesso non lo fa, perché non è obbligato e perché conta ancora come viene giudicato al lavoro, quanti giorni resta a casa. Per una donna il congedo dopo il parto è un'esigenza fisica prima che una scelta, e questo toglie la questione dal terreno del giudizio.
Accanto ai figli c'è la cura delle persone anziane e di chi ha una figlia o un figlio con disabilità, un tema che diventa socio-economico prima ancora che economico. La trasformazione si sente, la volontà di cambiare mentalità si sente, ma siamo partiti da così indietro che quello che a noi pare un passo avanti altrove è assodato da tempo. Ed è sui servizi, più che sulla sensibilizzazione, che un ente locale può incidere.
Il Comune ha messo in campo misure specifiche per sostenere l'accesso o il rientro delle donne nel lavoro? Quali progetti e quante persone hanno coinvolto?
Parto dai servizi, perché sono il primo ostacolo. Quando nasce un bambino la responsabilità è di entrambi i genitori, ma sappiamo che il carico ricade sulle madri, che spesso non hanno una rete familiare né le risorse per pagare una babysitter tutto il giorno. Abbiamo costituito un servizio di babysitter a cui si può attingere anche per poche ore, per lavorare e/o per avere un momento di spazio personale. Inoltre, da due anni, in via sperimentale, i nidi e le scuole dell'infanzia restano aperti ad agosto: nel 2025-26, a fronte di 115 richieste, sono state accolte 83 famiglie, per 189 settimane di servizio educativo. La domanda è stata enorme, anche perché i centri estivi per i piccolissimi costano molto, e non tutte le famiglie vanno in ferie ad agosto.
Con il PNRR abbiamo potenziato le mense scolastiche, anche dove non c'erano, e i prolungamenti di orario. Arriverà il nuovo centro per le famiglie alla ex scuola Pietrolana, già aperto; nella zona del Foro Boario stiamo costruendo un family district che tiene insieme scuola, centro per le famiglie, impianto sportivo e una serie di associazioni.
Il carico di cura però si estende molto oltre l'infanzia, e su quel versante abbiamo potenziato i servizi per chi assiste un familiare, a partire dallo sportello dedicato ai caregiver. Nessuna misura è risolutiva da sola: sono azioni combinate che presidiano il momento più critico, quello subito dopo la nascita di un figlio, quando l'occupabilità cala e cala anche la qualità del lavoro che si riesce a tenere. Un lavoro svolto in sinergia con diversi assessorati.
Esistono azioni rivolte in modo specifico a contrastare la segregazione occupazionale o a favorire l'accesso delle donne a ruoli decisionali?
Nei ruoli di responsabilità il divario si ritrova intero, e lì credo serva anche una mentalità nostra, di noi donne: decidere di esserci, come hanno fatto le madri costituenti, perché agire da dentro aiuta tutto il sistema a migliorare.
Tuttavia, perché non resti una questione di volontà individuale servono strumenti: con la consigliera di Parità abbiamo sottoscritto reciprocamente i rispettivi protocolli - “Donne, Lavoro ed Economia” e il Protocollo “Politiche del lavoro e lo sviluppo della città di Ferrara”, Con l'assessorato allo sport abbiamo poi aderito alla Carta Etica contro le disparità e le discriminazioni nello sport di Assist, l'associazione nazionale delle atlete, che si batte su disparità retributive e ha dovuto conquistare persino il riconoscimento della maternità: lo sport ha un'accezione pubblica positiva, si parla di etica e di fair play, e i dati sulle discriminazioni dicono altro. Il servizio sport assegna ora un punteggio aggiuntivo nei bandi alle associazioni che la adottano.
Anche il Comune, come ente, ha lavorato sul proprio interno per il benessere di chi ci lavora? Quali strumenti avete attivato e quali risultati avete misurato?
Abbiamo appena concluso il questionario sul benessere organizzativo, che ripetiamo ogni due anni. Rispetto alla rilevazione precedente, condizionata dal Covid, sono cresciuti il senso di appartenenza e il coinvolgimento nei progetti: prima le persone si sentivano molto più abbandonate. Ha pesato l'investimento in comunicazione, digitalizzazione e formazione, perché lavorare per un ente significa lavorare per la propria città. Il bilanciamento tra vita e lavoro per le donne all’interno dell’Ente risulta apprezzato seppur presenta margini di miglioramento.
Proseguono ogni anno le azioni positive del CUG, (Comitato Unico di garanzia).Abbiamo poi sottoscritto il protocollo della consigliera di parità su donne, lavoro ed economia, e la consigliera ha a sua volta sottoscritto il nostro. Stiamo lavorando alla costruzione di un Osservatorio sul lavoro , utile a studiare i cambiamenti socio economici legati a mansioni, nuove professioni, profili ricercati e a capire dove intervenire: il focus del mandato sono i giovani e le donne, che intendiamo rafforzare e monitorare.
Abbiamo attivato un progetto sperimentale con una delle prime dieci start up in Italia - This Unique - che prevede la fornitura di assorbenti igienici all’interno dell’Ente. Dopo un’analisi interna svolta dall’ufficio del personale abbiamo individuato i settori a più presenza femminile in età fertile al fine di portare avanti la sperimentazione attraverso l’applicazione di dispenser con erogazione gratuita degli assorbenti igienici compostabili e a zero impatto ambientale, unendo il benessere della persona all’attenzione all’ambiente. Abbiamo restituito e misurato i dati di gradimento, consumo e l’impatto ambientale. Inoltre, abbiamo attivato il lavoro da remoto per chi ne fa richiesta.
Quali sono le priorità su cui intervenire ancora, sul lavoro e sui servizi, per rendere Ferrara una città più favorevole all'autonomia economica delle donne?
La prima è la visione. Aver trasformato l’ufficio delle Pari Opportunità in un servizio unitamente alle Politiche del Lavoro inserito nel settore dello sviluppo economico nella macrostruttura organizzativa dell’Ente, con la dirigenza che ne risponde, cambia il modo di lavorare: senza una direzione e una visione strategica che metta al centro le pari opportunità nello sviluppo economico del territorio si rischia di procedere solo per bandi, singoli progetti o per emergenze. La rete territoriale che stiamo costruendo serve a questo, perché anticipare i cambiamenti rende il territorio più competitivo e più capace di agire sulle leve giuste. È anche per questo che stiamo lavorando per attivare un osservatorio sul lavoro, con un focus specifico su giovani e donne. Da soli non si va da nessuna parte.
Continueremo sulle misure di flessibilità all'interno dell'ente e a confrontarci anche sui tavoli della Prefettura, dalla sicurezza sul lavoro al contrasto della violenza di genere. Proseguiremo a lavorare in maniera sinergica tra assessorati affinché si possa agire su più fronti, sostegno alle famiglie, flessibilità orari scolastici, sport, consolidare la rete territoriale e la qualità delle relazioni.