Dai dati alla città: l’Osservatorio statistico di genere della provincia di Ferrara


Intervista ad Annalisa Felletti

Consigliera di Parità della Provincia di Ferrara


Che cos’è l’Osservatorio statistico di genere della Provincia di Ferrara, chi lo ha costruito e come funziona?

L’Osservatorio Statistico di Genere della Provincia di Ferrara è uno strumento di analisi e monitoraggio che raccoglie, elabora e diffonde dati sulla condizione di donne e uomini nel territorio provinciale. Il suo obiettivo è fornire una base conoscitiva solida per comprendere le disuguaglianze di genere, orientare le politiche pubbliche e promuovere pari opportunità nei diversi ambiti della vita sociale, economica e lavorativa. Avere consapevolezza del divario di genere, inteso come mancanza di democrazia di un territorio, è fondamentale per progettare azioni che recuperino la perdita economica e sociale generata dalla disparità. Per questo, come Ufficio della Consigliera di Parità provinciale, abbiamo lavorato a un tavolo multidimensionale e a una rete ampia che ha coinvolto Provincia di Ferrara, Prefettura, Università degli Studi di Ferrara, INPS, Ispettorato del Lavoro, Camera di Commercio, tutti i Comuni della provincia, CGIL-CISL-UIL e Centro Donna Giustizia. Ognuno ha messo a disposizione i dati della propria organizzazione, raccolti in una serie storica triennale utile per analisi dinamiche. L’Osservatorio è organizzato in sette domini: lavoro e conciliazione, istruzione, benessere, salute, relazioni sociali, politica e potere (inclusa la rappresentanza nelle istituzioni e nei board aziendali), oltre alla violenza di genere. Siamo stati i primi in Italia a elaborare un indice di parità, il FEIP (Ferrara Indice di Parità), sul modello europeo dell’EIGE: misura la distanza dalla parità per ogni indicatore e restituisce un dato sintetico complessivo.


Dagli ultimi dati raccolti nella provincia di Ferrara, quali sono le criticità più severe rispetto a divario salariale, occupazione femminile e carichi di cura?

Le criticità maggiori si concentrano ancora nel rapporto tra lavoro retribuito e lavoro di cura. In particolare, il dominio «Lavoro e conciliazione dei tempi di vita» presenta risultati inferiori rispetto alla media regionale e nazionale, segnalando una persistente difficoltà nel raggiungere la piena parità occupazionale tra donne e uomini in questa provincia.

Sul fronte economico, il divario salariale e reddituale continua a tradursi in minori opportunità di autonomia per molte donne, con effetti anche sulle pensioni e sulla sicurezza economica nel lungo periodo. Uno degli indicatori più critici riguarda il lavoro part-time, svolto prevalentemente dalle donne come conseguenza della necessità di conciliare occupazione e responsabilità familiari: nel Ferrarese resta tra quelli più lontani dalla piena parità.

Resta poi centrale il tema dei carichi di cura: la cura di figli, anziani e familiari continua a gravare in misura maggiore sulle donne, influenzando le possibilità di accesso, permanenza e progressione nel mercato del lavoro. Questa distribuzione ancora diseguale del tempo di cura è uno dei fattori che alimentano le differenze occupazionali ed economiche tra uomini e donne.


In che modo l’Osservatorio può orientare le scelte degli enti locali e sostenere la progettazione di spazi urbani più sicuri e accessibili a tutte e tutti?

I dati dell’Osservatorio devono diventare uno strumento di programmazione e valutazione delle politiche pubbliche, oltre a descrivere la realtà. Le maggiori disuguaglianze si concentrano nell’accesso e nella qualità del lavoro, nell’autonomia economica delle donne e nella distribuzione dei carichi di cura, e su questi terreni gli enti locali, a mio avviso, dovrebbero rafforzare la conciliazione tra vita e lavoro, i servizi educativi e di assistenza alle famiglie, le misure per l’occupazione femminile e le azioni per ridurre il divario retributivo.

Lo stesso sguardo vale per la città. Parlare di «città femminista» significa riconoscere che gli spazi urbani non sono vissuti da tutte le persone nello stesso modo e progettarli a partire dai bisogni concreti di chi li attraversa ogni giorno per lavoro, studio, cura e vita sociale. L’Osservatorio e il FEIP aiutano le istituzioni a leggere questi bisogni, a individuare le priorità di intervento e a monitorare nel tempo l’efficacia delle politiche adottate, dalla pianificazione sociale agli investimenti sul welfare territoriale. Le priorità sono la sicurezza percepita e reale degli spazi pubblici, con una migliore illuminazione, la cura dei percorsi urbani e una progettazione attenta alla vivibilità delle aree comuni, e la mobilità: le donne compiono più spesso percorsi complessi legati al lavoro di cura, quindi servono trasporti pubblici accessibili, collegamenti efficienti tra quartieri e servizi di prossimità che riducano i tempi degli spostamenti. A questo si lega la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, che chiede servizi educativi, socio-assistenziali e culturali facilmente accessibili e una più equa condivisione delle responsabilità di cura.

Serve infine una cultura della pianificazione urbana che integri stabilmente la prospettiva di genere nei processi decisionali, perché ogni scelta amministrativa contribuisca a rimuovere gli ostacoli che limitano le opportunità delle donne e a rendere gli spazi pubblici luoghi in cui sentirsi sicure.



Quale messaggio vuole rivolgere alla comunità e al tessuto economico di Ferrara per fare insieme un salto di qualità verso una giustizia sociale e di genere diffusa?

La parità di genere e la giustizia sociale sono una responsabilità collettiva, che richiede l’impegno congiunto delle amministrazioni pubbliche, delle imprese, delle organizzazioni sindacali, del terzo settore, dell’associazionismo e della cittadinanza.

Il mio auspicio, in qualità di Consigliera di Parità della provincia di Ferrara, è che si investa in un’alleanza territoriale ampia, trasformando la parità da principio condiviso a pratica quotidiana. Inviterei le imprese ferraresi a promuovere percorsi di carriera equi, contrastare ogni forma di discriminazione e investire in modelli organizzativi che favoriscano la conciliazione tra vita e lavoro. Alle istituzioni chiederei di continuare a programmare politiche basate sui dati e sull’ascolto dei bisogni reali delle persone. A tutta la comunità provinciale chiederei di considerare la parità un valore che migliora la qualità della vita, la coesione sociale e lo sviluppo dell’intero territorio e delle persone che lo abitano.

Dobbiamo avere l’ambizione di costruire una provincia in cui nessuno, e soprattutto nessuna, sia limitato nelle proprie aspirazioni a causa del genere, delle condizioni economiche o del ruolo familiare che ricopre. Una comunità è davvero forte quando sa riconoscere e valorizzare il contributo di tutte e di tutti. Ogni scelta, pubblica o privata, ogni politica, ogni organizzazione e ogni persona possono contribuire a ridurre le disuguaglianze e a costruire una società più equa e democratica. Il cambiamento culturale nasce dalle istituzioni, ma si realizza quando diventa patrimonio condiviso dell’intera collettività. Il territorio ferrarese possiede competenze, energie e un forte capitale sociale: facciamo rete, superiamo gli stereotipi e trasformiamo questa ricchezza in opportunità concrete.